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Marmellata di prugne: dosi, pectina e cosa fare se non addensa

La marmellata di prugne è una delle più facili da azzeccare e una delle più facili da rovinare. Facile perché le prugne mature hanno già acidità e pectina in quantità ragionevole, e non chiedono aiuti esterni. Difficile perché sono anche molto acquose: se sbagli i tempi ottieni uno sciroppo, se li allunghi troppo ottieni una crema scura che sa di cotto e ha perso tutto il profumo del frutto.

Qui sotto trovi le dosi, il metodo e i punti in cui si sbaglia più spesso. Se parti da zero e vuoi prima capire la logica generale, leggi la guida completa su come fare la marmellata in casa: questa pagina dà per acquisite le basi.

Quali prugne scegliere

Non tutte le prugne si comportano allo stesso modo in pentola. La differenza vera è tra prugne da tavola, polpose e dolci, e prugne da conserva, più asciutte e acide.

Varietà Periodo Come si comporta
Stanley fine agosto – settembre La più indicata: polpa soda, nocciolo che si stacca, resa alta e colore intenso. Se ne trovi, non cercare altro.
President settembre Grossa e carnosa, poca acqua. Ottima, ma va acidificata con più limone perché è dolce.
Ramassin e susine piccole luglio Profumatissime, ma minuscole: denocciolarle è un lavoro lungo. Resa bassa, risultato eccellente.
Susine gialle luglio – agosto Molto acquose. Servono 10-15 minuti di cottura in più e conviene farle spurgare con lo zucchero.
Prugne rosse da tavola estate Le più comuni al supermercato. Funzionano, ma danno una marmellata più chiara e meno caratterizzata.

Il criterio che conta più della varietà è la maturazione. Le prugne devono essere mature ma sode, non molli: una prugna che cede sotto il dito ha già perso pectina e ti costringerà a cuocere di più. Un buon compromesso è usare quattro quinti di frutta matura e un quinto di frutta appena indietro, che riporta acidità e potere gelificante.

Scarta senza pietà i frutti ammaccati o con la buccia spaccata. In una conserva un frutto guasto non si diluisce: contamina il vasetto.

Quanto zucchero serve

Sulle prugne la forbice è larga, perché il grado zuccherino cambia moltissimo da varietà a varietà. Queste sono le dosi che reggono, riferite al peso della frutta già denocciolata.

Zucchero su 1 kg di polpa Risultato Durata a vasetto chiuso
700 g Marmellata tradizionale, densa, molto dolce. Il gusto della prugna passa in secondo piano. 18-24 mesi
500-550 g Il punto di equilibrio. Densità giusta, frutto ancora riconoscibile. 12-18 mesi
350-400 g Molto fruttata e acidula. Richiede cottura più lunga o aggiunta di pectina, e va consumata entro l'anno. 8-12 mesi

Sotto i 350 g per chilo non stai più facendo una conserva: stai facendo una composta, che va tenuta in frigorifero e finita in poche settimane. Lo zucchero qui non è un ingrediente di gusto, è il conservante che lega l'acqua libera e impedisce ai microrganismi di lavorare. La spiegazione estesa è nella pagina su quanto zucchero serve nella marmellata.

Aggiungi sempre il succo di mezzo limone per chilo di polpa, anche se le prugne ti sembrano già acide. Il limone non serve a dare gusto: abbassa il pH, e senza un pH abbastanza basso la pectina non gelifica e la conserva è meno sicura.

Pectina: serve o no

Le prugne stanno in mezzo. Contengono più pectina di fragole e ciliegie, meno di mele cotogne e agrumi. Con 500 g di zucchero, frutta non troppo matura e una cottura condotta bene, gelificano da sole senza nessuna aggiunta.

Se vuoi restare sotto i 400 g di zucchero, o se hai comprato susine molto acquose, hai tre strade che non richiedono pectina in bustina:

  • La mela. Una mela renetta grattugiata con la buccia, per ogni chilo di prugne, porta pectina senza spostare il sapore in modo percepibile.
  • I noccioli. Chiudi una decina di noccioli in una garza e cuocili insieme alla frutta, poi togli il sacchetto. Rilasciano pectina e una nota lievemente amaricante che alla prugna sta bene.
  • Il riposo con lo zucchero. Copri la frutta di zucchero e lasciala in frigo 8-12 ore. L'osmosi tira fuori l'acqua e libera pectina prima ancora che accendi il fuoco. È il passaggio che salta quasi tutti, ed è quello che fa la differenza maggiore.

Se invece usi pectina in polvere, mescolala a una parte dello zucchero prima di versarla: buttata da sola nel liquido caldo forma grumi che non si sciolgono più. Sul tema c'è un approfondimento nella pagina sulle confetture senza pectina aggiunta.

Il procedimento

  1. Lava e asciuga. Acqua fredda corrente, poi asciugatura completa. L'acqua che resta addosso alla frutta è acqua che dovrai far evaporare dopo.
  2. Denocciola. Taglia in due lungo il solco naturale e ruota le due metà. Se la varietà non si apre bene, tagliale a spicchi attorno al nocciolo. Non serve sbucciare: la buccia porta pectina, colore e struttura, e in cottura si disfa.
  3. Macera. Pesa la polpa, copri con lo zucchero e il succo di limone, mescola e lascia riposare almeno 8 ore in frigorifero. Vedrai formarsi uno sciroppo sul fondo.
  4. Cuoci. Trasferisci tutto in una pentola larga e bassa, acciaio o rame, mai stretta e alta: la superficie ampia fa evaporare l'acqua in fretta e ti evita mezz'ora di cottura in più. Porta a bollore vivace e da lì conta 25-40 minuti a seconda della quantità d'acqua della frutta.
  5. Schiuma e mescola. Togli la schiuma bianca che sale nei primi minuti con un cucchiaio: è aria e impurità, e lasciata dentro rende la conserva opaca. Mescola con un cucchiaio di legno raschiando il fondo, sempre.
  6. Decidi la consistenza. Se la vuoi liscia, frulla a immersione a metà cottura. Se la vuoi con i pezzi, schiaccia solo con la forchetta e fermati lì.
  7. Fai la prova. Vedi il paragrafo qui sotto.

La prova del piattino

Metti due piattini in freezer prima di iniziare. Quando pensi di esserci, versa mezzo cucchiaino di marmellata sul piattino gelato, aspetta un minuto e passaci il dito in mezzo.

Se il solco resta aperto e i due bordi non si richiudono, sei a punto. Se la marmellata rifluisce e chiude il solco, mancano cinque minuti: rimetti il piattino in freezer e riprova. Se il solco resta aperto ma la superficie si è già rappresa in un velo compatto, sei andato oltre e la conserva risulterà gommosa da fredda.

Ricorda che la marmellata si addensa molto raffreddandosi. Il punto giusto in pentola sembra sempre un po' troppo liquido: se in pentola ti sembra perfetta, da fredda sarà dura.

Non si addensa: le cause

Quattro spiegazioni, in ordine di frequenza.

Frutta troppo matura. È la causa numero uno con le prugne. La pectina si degrada con la maturazione e non c'è cottura che la faccia tornare. Rimedio: aggiungi una mela grattugiata o mezzo cucchiaino di pectina e rimetti sul fuoco cinque minuti.

Poco acido. Senza limone la pectina non lega, per quanto tu cuocia. Rimedio: aggiungi il succo di mezzo limone e riporta a bollore.

Pentola sbagliata. Una pentola alta e stretta con dentro tre chili di frutta non fa evaporare niente. Rimedio: travasa in due pentole larghe e finisci la cottura.

Fuoco troppo basso. Il bollore deve essere vivace, non un sobbollire. A fuoco lento la frutta stufa, il colore vira al marrone e l'acqua resta. Rimedio: alza, mescolando di continuo.

Se dopo tutto resta liquida, non buttarla. Una marmellata di prugne poco densa è ottima come salsa per arrosti e formaggi stagionati, e in quel ruolo la consistenza sciropposa è un pregio.

Varianti che funzionano

  • Prugne e cannella. Un pezzo di stecca in cottura, tolto prima dell'invasettamento. La combinazione più classica e la più difficile da sbagliare.
  • Prugne e vaniglia. Mezzo baccello inciso, aggiunto negli ultimi dieci minuti. Ammorbidisce l'acidità e allunga il finale.
  • Prugne e anice stellato. Due stelle intere. Nota più adulta, ottima con i formaggi erborinati.
  • Prugne e noci. Una manciata di gherigli tostati e spezzettati, aggiunti a fuoco spento. Attenzione: riduce la durata a circa sei mesi, perché il grasso delle noci irrancidisce.
  • Prugne al vino rosso. Sostituisci 100 ml di acqua con vino rosso corposo e riduci lo zucchero di 50 g. Diventa un accompagnamento da carne, non più una marmellata da colazione.

Su come questi profili si sposano con i formaggi, la pagina sugli abbinamenti con il pecorino stagionato vale una lettura: la prugna con le spezie si comporta come i frutti scuri.

Invasettamento e conservazione

Riempi i vasetti bollenti con la marmellata bollente, lasciando un centimetro dal bordo. Pulisci il bordo con un panno inumidito, chiudi subito e capovolgi per dieci minuti: il calore sterilizza il coperchio e crea il vuoto. Poi rigira e lascia raffreddare senza toccare.

Il giorno dopo controlla il centro di ogni capsula: deve essere concavo e non fare clic se lo premi. I vasetti che non hanno fatto vuoto vanno in frigorifero e consumati entro due settimane.

Conserva al buio, sotto i 20 gradi, e scrivi la data sul coperchio. Una volta aperto il vasetto va in frigorifero, sempre, e finito entro tre o quattro settimane: le regole precise sono nella pagina su come conservare la marmellata aperta.

Domande frequenti

Quanta marmellata ottengo da un chilo di prugne?
Con 500 g di zucchero, circa 1,1-1,2 kg di prodotto finito, cioè quattro o cinque vasetti da 250 g. Il calo in cottura è di circa un terzo del peso totale di partenza.

Devo togliere la buccia delle prugne?
No. La buccia contiene pectina e pigmenti, e in cottura si disfa completamente. Toglierla significa perdere colore e potere gelificante in cambio di niente.

Posso usare prugne surgelate?
Sì, ma vanno cotte da congelate senza scongelarle, e conta 10 minuti di cottura in più perché rilasciano più acqua. La pectina si conserva bene al congelamento.

Qual è la differenza tra marmellata e confettura di prugne?
Per la normativa europea "marmellata" indica solo le conserve di agrumi: tutto il resto, prugne comprese, si chiama tecnicamente confettura. Nell'uso comune i due termini si sovrappongono. Il dettaglio è spiegato nella pagina su marmellata o confettura.

Si può fare senza zucchero?
Si può cuocere la frutta senza zucchero, ma il risultato è una purea da tenere in frigorifero e consumare in pochi giorni, non una conserva. Gli edulcoranti danno dolcezza ma non hanno alcun potere conservante e non fanno gelificare.

Perché la mia marmellata è diventata marrone?
Cottura troppo lunga a fuoco basso, oppure pentola di alluminio o ferro non rivestito. Usa acciaio o rame stagnato e cuoci veloce e forte.

Quanto dura una volta aperta?
Tre o quattro settimane in frigorifero, se prelevi sempre con un cucchiaio pulito e asciutto. Il cucchiaio bagnato o già usato è il modo più rapido per far ammuffire un vasetto.

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